Iperammortamento 2026: salta la clausola “Made in UE”? Tutto quello che cambia

5 Febbraio 2026

Iperammortamento 2026: salta la clausola “Made in UE”? Tutto quello che cambia

Roma, 5 febbraio 2026 – La misura fiscale sul tavolo del Governo che ridisegna gli incentivi agli investimenti produttivi – il nuovo iperammortamento – sta per subire un’importante modifica che rivoluziona uno dei suoi punti più controversi: il vincolo di origine dei beni agevolabili. 

Cos’è l’ iperammortamento e perché è importante

Dalla Legge di Bilancio 2026, lo Stato italiano ha reintrodotto l’ iperammortamento come strumento principale per sostenere gli investimenti in beni strumentali 4.0 e in tecnologie di autoproduzione energetica. 

In pratica:

  • le imprese possono maggiorare il costo fiscale dei beni acquistati, aumentando così la quota deducibile dagli utili e riducendo l’imposta sul reddito (IRES/IRPEF); 
  • la maggiorazione è strutturata su tre scaglioni di investimento:
    ✔ 180% per investimenti fino a 2,5 milioni €
    ✔ 100% per la parte tra 2,5 e 10 milioni €
    ✔ 50% tra 10 e 20 milioni € 
  • la misura è applicabile agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028

Questa agevolazione sostituisce i precedenti crediti d’imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0, segnando un ritorno a una super-deduzione fiscale legata alla vita utile del bene. 

La “clausola Made in UE” che aveva bloccato l’avvio operativo

Nel testo originario del decreto attuativo era previsto che solo i beni prodotti nell’Unione Europea (UE) o nello Spazio Economico Europeo (SEE) potessero beneficiare dell’ iperammortamento. 

Questo vincolo, più stringente rispetto ai precedenti strumenti fiscali, aveva sollevato diverse critiche:

  • escludeva macchinari e tecnologie avanzate importati da paesi extra-UE – come Stati Uniti, Taiwan o Corea del Sud – largamente utilizzati da molte imprese italiane; 
  • rischiava di penalizzare la competitività tecnologica delle imprese, costrette a scegliere fornitori europei anche quando questi non fossero i più avanzati o disponibili; 
  • rallentava l’avvio operativo dell’agevolazione, con dubbi sulle tempistiche e sui requisiti documentali richiesti. 

Addio alla restrizione territoriale: la conferma del Governo

Secondo conferme di stampa tecnica e dichiarazioni del viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo, il Governo ha deciso di abolire completamente la clausola “Made in UE” dal testo attuativo dell’ iperammortamento

La modifica – che sarà inserita con un prossimo provvedimento legislativo prima della pubblicazione definitiva del decreto – elimina il vincolo geografico che rischiava di escludere forniture da paesi extra-UE e amplia il perimetro dei beni ammessi, rendendo così l’incentivo tecnicamente più accessibile e neutrale dal punto di vista competitivo

Le ragioni della modifica

Secondo fonti ministeriali e tecniche:

  1. Allargare la platea degli investimenti agevolabili, favorendo l’adozione di tecnologie avanzate anche non europee. 
  2. Ridurre il rischio di contenziosi internazionali o critiche sul protezionismo economico
  3. Accelerare l’operatività della misura evitando ulteriori ritardi nell’iter di emanazione dei decreti attuativi. 

Rischi e prospettive

La cancellazione del vincolo «Made in UE» è stata accolta con favore da molte imprese, ma non senza criticità:

  • alcuni produttori europei di moduli fotovoltaici hanno avanzato un appello per timori di distorsioni concorrenziali nel mercato europeo degli incentivi. 
  • la normativa finale dovrà ancora essere aggiornata nei dettagli operativi (certificazioni, documentazione, criteri tecnici).